INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO 2016/17 DISCORSO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO STUDENTESCO Marco Bosica

Pubblicato il 19 novembre 2016 | Autore: | Categoria: In evidenza, Primo Piano

Studenti, dottorandi, specializzandi, personale tecnico-amministrativo, ricercatori e personale docente dell’Università dell’Aquila.

Onorevole Ministro, Illustre Prefetto del Governo, Rettrice, Presidente della Regione, Sindaco, Autorità tutte.

Ci troviamo ad inaugurare l’Anno Accademico nell’ultimo polo didattico entrato tra le disponibilità dell’Ateneo. Un polo dove studenti e docenti di Economia hanno trovato, dopo innumerevoli traslochi, una sede, forse ancora non definitiva. Una sede che, aldilà delle inaugurazioni, necessita di servizi: mensa, aule studio e trasporti che la colleghino con i luoghi di vita degli studenti. Senza tutto ciò non esiste polo universitario, ma cattedrali nel deserto. Ci auguriamo che da domani questo polo abbia tutto ciò che è necessario per una normale vita studentesca, gli studenti di economia si aspettano che ai riflettori accesi di questi giorni seguino risposte ai loro bisogni. E’ bene sottolineare che il vicino polo di Scienze Umane, in pieno centro storico, è ancora privo dei servizi essenziali, nonostante sia aperto da 4 anni e nonostante abbia ospitato 3 anni fa gli stessi riflettori dell’inaugurazione dell’Anno Accademico.

Quest’anno, per la prima volta dopo molti anni, il numero degli studenti idonei alla borsa di studio è tornato a crescere anche all’Aquila, nonostante l’andamento non proprio brillante delle immatricolazioni. Circa 1500 idonei, oltre 300 in più dello scorso anno. Il merito di questo incremento è tutto da ascriversi alla grande iniziativa degli studenti: al lavoro nel Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, che ha portato all’ emanazione del Decreto Ministeriale per l’innalzamento delle soglie per l’accesso alle borse di studio; e al lavoro delle rappresentanze delle organizzazioni studentesche dei tre atenei in sede di Conferenza Regione Università, che ha portato l’Abruzzo ad avere i requisiti più inclusivi di sempre.

Dobbiamo riconoscere alla Regione di aver saputo ascoltare gli studenti e di aver saputo dare una risposta concreta, a dimostrazione che dal confronto con le rappresentanze studentesche, ne possono derivare solo effetti positivi.

Esimio Presidente della Regione, la norma che ha permesso di far rientrare nelle idoneità alla borsa di studio anche chi, a seguito della riforma dell’ISEE, altrimenti ne sarebbe stato escluso, c’è stata, ed è un merito della Regione.

Ora però serve la copertura finanziaria, necessaria per coprire tutti gli idonei, da quest’anno più numerosi, altrimenti torneremo ad avere anche in Abruzzo il fenomeno degli studenti che, pur avendo diritto alla borsa di studio, non la ricevono per mancanza di fondi: i cosiddetti “idonei non beneficiari”, una vergogna tutta italiana.

Presidente, servono quelle risorse e servono presto, perché chi necessita di borsa di studio per poter proseguire gli studi, non può certo vivere con debito, in lunga attesa e appeso solo alla speranza di poter ricevere quanto spettante.

Un DSU forte è la risposta più concreta che si possa dare per rispettare il dettato dell’Articolo 3 della Costituzione che promuove l’uguaglianza sostanziale dei cittadini. Una risposta obbligatoria per un Paese dove il 36% dei giovani tra 16 e 19 anni è a rischio povertà ed esclusione sociale.

La lunga crisi economica ha influito pesantemente sul futuro di noi giovani.

La contribuzione universitaria italiana rappresenta un ostacolo significativo per molti studenti, che non possono permettersi l’accesso ai gradi più alti degli studi. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia, con una media di circa 1200 euro per studente, è il terzo paese con le tasse universitarie più alte in Europa, dopo Inghilterra e Paesi Bassi.

Per questo, gli atti legislativi nazionali e regionali che aggrediscono questa criticità del sistema, saranno da noi incoraggiati, sostenuti, apprezzati e riconosciuti.

Questi sono i giorni della legge di stabilità. Alcune proposte sulla tassazione universitaria sembrano andare nella giusta direzione. L’introduzione della no-tax area, infatti, permetterà di creare un’uniformità per i redditi medio-bassi. Una scelta positiva, che va nella direzione di aumentare il numero di studenti che accedono ai gradi più alti dell’istruzione. Una direzione che noi studenti avevamo già indicato da tempo.  Auspichiamo però che il percorso parlamentare per l’approvazione della legge di stabilità possa portare all’ innalzamento delle soglie oggi previste nel testo della legge.

E’ inoltre auspicabile, che nel nostro Ateneo, si inizi anche a ragionare di una riduzione della tassazione per le fasce medie. Nonostante l’importo massimo della contribuzione non sia tra i più elevati in Italia, l’importo per le fasce medie e basse rimane eccessivo. Noi studenti continuiamo a chiedere che la prima rata si componga della sola tassa di iscrizione ministeriale e che non sia gravata di ulteriori contributi universitari, come invece dal 2014 accade per scelta politica di questa governance.

L’eliminazione del contributo di 100 euro dalla prima rata, permetterebbe di rendere progressivi l’interezza dei contributi universitari ed evitare “lo scalino” iniziale della curva della tassazione; scalino che ha contribuito a creare dei tassi di iniquità, a danno dei redditi medio-bassi.

Le novità previste con la legge di stabilità non sono solo “luci” e crediamo che si debbano correggere “le ombre”. In questo caso, parlando di diritto allo studio e di legge di stabilità, ci riferiamo alla Fondazione per il merito e alle 400 superborse di studio per i cosìddetti supermeritevoli. Tali “meritevoli” saranno scelti da una fondazione di diritto privato, i cui membri verranno nominati da parte della presidenza del consiglio dei ministri. Le borse di studio non sono un “premio”, ma uno “strumento” che la Repubblica mette in campo per garantire l’accesso agli studi a chi altrimenti non potrebbe.

Basterebbe tornare a questo “principio costituzionale” per capire che tra studenti riconosciuti “bisognosi di borsa di studio” e meritevoli ad ottenerla, non si può creare una “gerarchia” nella consistenza della borsa, salvo quella legata alle diverse condizioni economiche delle persone, certamente non quella legata ad un presunto “supermerito”.

La norma a nostro parere è incostituzionale, la Fondazione prevista andrebbe cancellata e le risorse andrebbero utilizzate per la copertura totale delle borse di studio per tutti gli studenti idonei in Italia, senza gerarchie tra “meritevoli” e “supermeritevoli”.

La scelta delle “superborse” ricorda un altro intervento che riteniamo fortemente negativo, le cosiddette “cattedre Natta”. Il CUN segnala che dal 2008 al 2014 i professori ordinari sono diminuiti del 30%, mentre gli associati del 17%: nel complesso, si assiste ad una riduzione del 25% della docenza universitaria rispetto alla media europea. A questa catastrofe il Governo risponde tramite le “Cattedre Natta”, con 500 docenti che verranno selezionati da una commissione nominata dalla presidenza del consiglio dei ministri, in deroga alle normali procedure di reclutamento. La direzione presa è quella per cui non si stanziano più risorse al sistema universitario, che nella propria autonomia le impiega, ma piuttosto si elargiscono delle vere e proprie “concessioni” da parte del Governo,tramite pacchetti preconfezionati. La logica dei “superprofessori” è la stessa dei “supermeritevoli”, la costruzione di una nicchia, a gestione centralista da parte del Governo, che bypassa regole uguali per tutti, risorse per tutti, diritti e certezze, per costruire un “manipolo” di beneficiari di un intervento diretto del Governo. Una visione centralista, verticistica e di fidelizzazione di “docenti e studenti scelti dal governo”. Un pasticcio che il mondo universitario respinge.

In questo senso apprezziamo la pubblica presa di posizione della Rettrice di contrasto alle cattedre Natta, a dimostrazione che i Rettori possono ancora dire dei NO forti, non piegandosi alle stringenti direttive nazionali. Abbiamo più volte chiesto ai Rettori, e alla Rettrice stessa, di non essere soltanto dei meri esecutori delle regole imposte dal governo o dal ministero e di non trasformare gli Atenei in banali amministrazioni decentrate. Auspichiamo però che tale forza vi sia anche verso altre norme che incidono pesantemente sull’Ateneo e sulla vita studentesca, dalla cieca politica degli indicatori ANVUR, ai requisiti minimi, dagli studenti standard alle quote premiali.

E’ necessario uno scatto d’orgoglio della comunità accademica, che rilanci un ruolo attivo dell’autonomia universitaria come terreno di dialogo, sperimentazione, autogoverno consapevole, innovazione e costruzione di nuove risposte ai bisogni enormi di formazione, che il Paese e i territori hanno.

Ma, se sul fronte delle politiche del governo osserviamo “luci ed ombre”, è sul fronte delle politiche di cittadinanza studentesca nel territorio aquilano che, invece, non possiamo che registrare soprattutto “ombre”. Sul piano cittadino, gli studenti non sono coinvolti nelle discussioni circa le tematiche studentesche, i servizi loro dedicati, la dislocazione delle loro sedi universitarie. Il progetto stesso di tornare ad essere una città universitaria non ci coinvolge. Con il passare degli anni, la Rettrice ha imposto al territorio la sua figura come rappresentante non semplicemente dell’Ateneo, ma anche di tutte le sue componenti, andando a sostituirsi addirittura, alla rappresentanza degli studenti.

Più volte la componente studentesca ha chiesto di essere coinvolta nel tavolo istituzionale Comune-Università-ADSU e di confrontarsi sulle tematiche ed i servizi che riguardano l’aspetto cittadino.  Il Comune, negli ultimi 3 anni, ha sempre negato questa possibilità, assecondando l’idea di “rappresentanza autosufficiente” della Rettrice. Ora chiediamo alla Rettrice e al Sindaco di prendere atto degli esiti negativi di questa mancanza di confronto: nessun servizio aggiuntivo per gli studenti; il polo del centro e questo stesso polo di Economia ancora privi di tutte le necessità; trasporto urbano completamente inadeguato; autobus notturno cancellato; nessuna politica di cittadinanza diffusa nei temi dell’accesso alla cultura, agli spazi, alle strutture sportive; quota TASI per i fuori sede nella percentuale massima.

Sul fronte della cittadinanza i 3 anni passati sono stati il buio totale.

Attenzione, con l’introduzione della no-tax area nazionale, i servizi offerti agli studenti peseranno ancora di più nella scelta dell’Ateneo da parte delle matricole. Quanto offerto dalla città sarà decisivo, non solo per gli studenti stessi, ma per l’Ateneo e la comunità. Ed è per questo che non possiamo più permetterci di avere il polo con il maggior numero di studenti, coppito, con una mensa ancora nei container, o il non avere certezze sul futuro dell’unica residenza studentesca pubblica: la Campomizzi. L’Aquila è, e deve essere, una città universitaria. Non possiamo permetterci di non investire in servizi.

Sindaco, Rettrice non potete permettervi di non ascoltare chi i servizi realmente li usa, li vive e ne ha profondamente bisogno: noi studenti.

Sul tema dei servizi naturalmente la Regione Abruzzo gioca un ruolo fondamentale. Abbiamo già detto delle luci sul fronte regionale, ma è innegabile che, ancora tante sono le criticità che permangono. Ad incidere pesantemente è ancora oggi una ripartizione dei fondi tra le diverse aziende per il diritto agli studi che tiene conto solamente del numero dei borsisti e non dei servizi offerti, diversi a seconda delle città. Questo è un punto politico imprescindibile per arrivare ad offrire servizi agli studenti efficaci ed efficienti. Ci auguriamo che su questi temi si abbia cura di ascoltare e dare valore al ruolo delle rappresentanze studentesche.

Questo è un auspicio che ci prefiggiamo non solo in un contesto cittadino, ma egualmente nella sfera accademica. Infatti, l’intenzionale riduzione di partecipazione e dialogo, non avviene soltanto all’esterno dell’Ateneo ma, anche al suo interno.

E’ ormai noto infatti che l’Ateneo ha intrapreso, su proposta della Rettrice, l’iter per modificare il suo Statuto. Le proposte di modifica di Statuto hanno un solo tratto comune: il ridimensionamento della rappresentanza studentesca, l’eliminazione di ogni potere residuo del Consiglio Studentesco, l’esclusione di fatto degli studenti dalla reale capacità di incidere sui temi che riguardano la nostra vita dentro l’Ateneo.

Come rappresentanti, abbiamo chiesto che si aprisse a tutti i livelli una discussione ampia sullo Statuto. Affinché non ci si fermasse al semplice passaggio formale necessario ad approvare le proposte della Rettrice. Lo Statuto, infatti, non definisce soltanto il “funzionamento” delle procedure di Ateneo, ma definisce la sostanza e l’impostazione dell’Università stessa. E’, nel suo piccolo, una carta costituzionale a tutti gli effetti e, come tale, appartiene alla comunità accademica tutta.

A quanto pare, però, questa è la visione di noi studenti, ma non di chi,  di questa carta, e dell’istituzione nel suo complesso, dovrebbe essere garante.

Noi crediamo che sì, lo Statuto dell’Università vada rivisto, ma vada rivisto in senso opposto a quello indicato dalla Rettrice. Noi vorremmo più partecipazione, più democrazia, più collegialità. Per questo sfidiamo la Rettrice e il Senato Accademico ad accogliere la nostra proposta di modifica di Statuto: la reintroduzione dell’elettività dei componenti interni del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo per i docenti e i tecnici amministrativi. Oggi infatti il CdA è composto esclusivamente da “nominati”, fatti salvi i rappresentanti degli studenti, la cui elettività è tutelata dalla legge.

Questo CdA, di fatto, è fiduciario e non capace di essere l’interprete dell’autonomia e dell’autogoverno democratico dell’Ateneo. Questa è la riforma che serve all’Università dell’Aquila, non certo quella di eliminare l’unica voce autonoma e non fiduciaria della figura apicale dell’Ateneo.

Troppo spesso si sente parlare, in Italia, in Europa e negli Atenei, di ridimensionamento dei luoghi della democrazia e snellimento dei processi democratici per velocizzare le procedure, e in questi giorni il tema è al centro del dibattito pubblico. Siamo sicuri che limitare la partecipazione e il dialogo siano forme che non accentrino ulteriormente il potere nelle mani di pochi?

Il Consiglio Studentesco ha una funzione fondamentale per la vita comunitaria degli studenti e dell’università. E’ inconcepibile che l’istituzione universitaria, che dovrebbe formare le nuove generazioni, annulli la partecipazione, la democrazia e il dialogo, di cui sembra si abbia quasi paura.

Le modifiche allo Statuto vanno anche a limitare la possibilità di difendere i nostri diritti, in particolare la Carta dei Diritti degli Studenti, parte del nostro Statuto e che con difficoltà siamo stati fra i primi ad avere.

Siamo diventati un punto di riferimento per gli altri Atenei che, a mano a mano, sul territorio nazionale, stanno recependo il contenuto della Carta dei Diritti.

Per noi un cittadino è libero quando può partecipare attivamente alla vita politica quotidiana, che sia all’interno di un Ateneo o come cittadino di uno Stato; svuotare il dialogo, eliminare i processi democratici e centralizzare le decisioni con la convinzione, o forse la scusa, della semplificazione non tutela gli studenti e i cittadini, tutt’altro. Per questo dentro l’Ateneo, e anche fuori come sta avvenendo qui oggi, in Città e in Italia noi contrastiamo ogni percorso di svuotamento democratico, partecipativo e rappresentativo, ogni processo di centralizzazione e privatizzazione delle decisioni.

Lo facciamo con la convinzione che la risposta alla crisi epocale che attraversa il mondo sia sempre più democrazia e più diritti.
E noi studenti siamo e rimaniamo in campo, qui e fuori da qui, per questo obiettivo.

Buon anno accademico a tutte e tutti.

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