Discorso di Massimo Aloisi all’inaugurazione dell’A.A. dell’Università degli Studi dell’Aquila

Pubblicato il 24 novembre 2018 | Autore: | Categoria: In evidenza, Primo Piano

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL’AQUILA

Inaugurazione a.a. 18/19

24 novembre 2018

Discorso di MASSIMO ALOISI

Presidente del Consiglio Studentesco UNIVAQ

Studenti, dottorandi e specializzandi, ricercatori precari e non, personale tecnico amministrativo e docente dell’Università dell’Aquila.Gentili Rettrice e Direttore generale, Magnifico Professor Manfredi e professor Cersòsimo, autorità tutte.

Ci troviamo oggi nel polo di Scienze Umane nel centro storico della città dell’Aquila. È per me è davvero un onore intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico in una Città che rinasce, la mia città, e che finalmente offre agli studenti di questo polo servizi che permettono loro di esercitare il diritto allo studio e tanti sono i servizi che gli studenti di Scienze Umane ed Economia ogni giorno scelgono volontariamente di pranzare lungo le strade, i muretti e ogni marciapiede presente per ammirare la fiorente ricostruzione, non di certo per l’assenza della mensa da ormai sei anni. Dall’inaugurazione di questo edificio ad oggi ogni giorno più di 4000 studenti del polo centro, vengono lasciate senza pasto. Ringraziamo quindi le amministrazioni regionali, cittadine e universitarie che in questi anni sono riuscite nell’intento di aiutare e mettere a proprio agio gli studenti e le studentesse.

Anche la stampa, tornando seri, nelle ultime settimane, ha evidenziato come la rinascita della Città sia dipesa dagli studenti, ma è con sentimenti contrastanti che la comunità studentesca ha letto quelle pagine: orgoglio, felicità, empatia, speranza per una città che nel 2009 è stata profondamente ferita; tanta rabbia e stanchezza per la consapevolezza di essere usati: noi non siamo lo specchietto per le allodole di nessuno. La nostra assenza ormai cronica da tutti i tavoli di discussione e di progettazione, la superficialità con cui si liquida la nostra visione delle cose, non solo si vede nella quotidianità, ma ha lasciato una brutta ferita nell’immagine che gli studenti hanno delle istituzioni, universitarie, cittadine e regionali.
Lo studente è parte centrale del sistema universitario, è l’elemento imprescindibile, per questo Rettrice, Sindaco (che oltretutto è appena uscito) e tutti voi che ricoprite un ruolo istituzionale, tornate a considerare gli studenti non solo numeri, non solo motore economico, ma soprattutto portatori di diritti: il diritto a studiare, il diritto a scegliere cosa studiare, il diritto a farlo con dignità. Tornate a confrontarvi con noi.

È alla Regione che mi rivolgo per primo, chiediamo di occuparsi di Diritto allo Studio. È diventata ormai prassi la necessità di manifestare e scendere in piazza per poter vedere riconosciuti i nostri diritti in tema di borse di studio e servizi, ma ci auguriamo che quest’anno vengano stanziati i fondi necessari e non serva protestare ancora per ottenere la copertura totale delle borse di studio. Almeno per questi ultimi mesi di mandato invitiamo l’assessore competente a prendersi carico delle proprie responsabilità e convocare la Conferenza Regione Università per intervenire a livello legislativo sui criteri d’accesso al sistema delle borse.
Regione, Gentilissimo Sindaco, se veramente credete che L’Aquila sia e debba rimanere una città universitaria stracciate il protocollo d’intesa che vede la restituzione della Campomizzi al demanio militare, quella struttura deve restare agli studenti, con un comodato d’uso gratuito e duraturo, investite affinché possa ospitare dignitosamente gli studenti e migliorate la qualità dei servizi. Sindaco, Presidente vicario, ci auguriamo che riconosciate l’errore di quel protocollo e insieme agli studenti si discuta della residenzialità pubblica della nostra città.

Un enorme disservizio che purtroppo nasce dalle difficoltà territoriali e che coinvolge sempre Regione e Città è quello del trasporto locale e regionale: costoso, lento e inefficiente. Spostarsi e vivere in un territorio così vasto con poli così dislocati è impossibile, per questo crediamo che oltre ad un miglioramento del servizio non sia più rinviabile la necessità di un accordo – Regione – università- Comune che consenta a tutti gli studenti universitari la mobilità in tutta la regione gratuitamente.

Oggi essere studenti non è come lo era qualche decennio fa: oggi significa entrare in una società competitiva in cui la formazione diviene un mezzo per prevalere sugli altri e in cui si è perso il vero scopo dell’università, quello della condivisione culturale e sociale e di piena realizzazione della cittadinanza.

Noi studenti non siamo merci per il mercato del lavoro: noi possiamo, noi dobbiamo poter fallire. Solo nell’ultimo anno ci sono stati diversi suicidi di studenti che schiacciati da un sistema frenetico e soffocante non sono riusciti ad accettare il fallimento, così come i baroni lo continuano a chiamare. Se per fallire si intende l’impiegare più tempo per terminare gli studi o non terminarli, allora sì, rivendichiamo il diritto a fallire e porre come nostre prerogative i nostri tempi, i nostri impegni, le nostre capacità.

Assurda è infatti la discriminazione continua che viene rivolta agli studenti e alle studentesse fuoricorso riscontrabile anche nella legge che norma la tassazione a livello nazionale.

La laurea oggi sta paradossalmente subendo un processo di decadimento che deve essere fermato. Eliminare il suo valore legale significherebbe andare ad acuire le già presenti divisioni di classe del nostro Paese. Sappiamo bene che far intraprendere un percorso di studi ad un figlio rappresenta un ingente investimento già per il cosiddetto ceto medio. In Italia, infatti, il sostegno finanziario pubblico per studenti universitari nei programmi di studio di lunga durata è limitato ad un quinto degli studenti. Per questo, ci troviamo davanti a studenti che fanno sacrifici per accedere ai livelli più alti dell’istruzione, che spesso devono scegliere un Ateneo piuttosto che un altro per questioni economiche e che non sarebbero certo felici di scoprire che il titolo di studio del loro coetaneo benestante goda di una considerazione più alta. Le tanto discusse classifiche già riportano evidenti disparità tra gli Atenei del Nord e gli Atenei del Sud: andando ad abolire il valore legale del titolo di studi non solo si va ad acuire una questione meridionale mai risolta, ma ci si proietta anche verso la divisione in Università di serie A e di serie B, sistema in cui si procede per reddito e non per cultura.

Sarebbe auspicabile che tutta la comunità accademica, a cominciare dai Rettori e per questo mi rivolgo soprattutto a voi Rettrice e Magnifico professor Manfredi, si scagliassero con forza contro questo sistema, come in parte fatto dal discorso della rettrice, di riparto delle risorse: meritocratico, fatto di quote premiali e dipartimenti di Eccellenza, l’estrema conseguenza ormai del nostro sistema sottofinanziato.

Nella legge di bilancio 2019 il FIS risulta ancora non essere adeguato, già nello scorso anno accademico gli studenti aventi diritto alla borsa di studio, ma che non ne hanno beneficiato sono stati circa 7500, per questo anno accademico, conseguentemente, si può dire già che mancano circa 150 milioni di euro per garantire il diritto allo studio come sancito dalla Costituzione Italiana. Nel nostro paese solo il 10% degli studenti riceve la borsa di studio, percentuale effimera rispetto alle altre nazioni europee.

Al Vice ministro, avremmo chiesto un impegno concreto affinché non si continui a negare il Diritto allo Studio agli studenti universitari. Chiediamo di investire in istruzione e ricerca perché solo così diamo un futuro al nostro Paese.

Abbiamo sentito parlare dell’innalzamento dell’estensione della “no tax area”, ad oggi a 15000 euro, e dell’abolizione del numero chiuso, della prima non c’è traccia nella legge di bilancio, la seconda è una proposta che ancora non si concretizza e che ha tutte le difficoltà del caso. Siamo contenti che si parli di università, ma chiediamo concretezza nelle decisioni e confronto continuo e costante con tutte le compagini del mondo universitario. Tant’è che i numeri programmati locali hanno mostrato tutto il loro fallimento: hanno solo limitato la personale realizzazione culturale degli studenti, orientato gli studenti verso altri Atenei e diminuito la grandezza del nostro.

Riteniamo inoltre fondamentale mantenere la linea adottata dal nostro Ateneo riguardo l’internazionalizzazione, sia localmente, ma soprattutto nazionalmente. Non possiamo limitare gli scambi culturali il cui unico obiettivo è quello di ampliare le nostre conoscenze e le nostre menti. Non esiste atmosfera migliore di quella internazionale in cui noi, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici tutte ci immergiamo negli edifici dell’Ateneo. Per questo ringraziamo la Rettrice, questa volta davvero, e ci auguriamo che tale lavoro, tale apertura mentale e culturale venga portata avanti anche dal nuovo o dalla nuova rettore/rettrice e che il governo inizi a seguire tale direzione.

In un periodo di forti discriminazioni, violenza fisica e intellettuale e chiusura delle frontiere, la cultura rimane l’ultimo baluardo di libertà che non deve essere limitato, ma anzi diviene lo strumento per combattere le idee deviate e storicamente non nuove, che l’attuale governo porta avanti.

All’ Onorevole Fioramonti, in quanto membro di questo governo, io mi sarei permesso di sottolineare un tema non prettamente universitario: la cultura e lo studio sono fondamentali in una società come la nostra dove odio e xenofobia stanno raggiungendo livelli allarmanti. La dilagante disinformazione sta creando una guerra fra gli ultimi fortemente alimentata da i toni utilizzati da alcune figure istituzionali: state permettendo che migliaia di persone muoiano ogni giorno,con la sola colpa di cercare in Europa un futuro migliore, un futuro che nei loro paesi di origine non possono avere a causa delle politiche che l’occidente imperialista ha portato avanti negli anni.

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, avremmo chiesto al Vice ministro di farsi portavoce affinché la cultura non debba mai abbassarsi a imposizioni di alcun tipo e che rimanga come obiettivo primo la formazione di una società del domani consapevole e senza confini, né mentali né fisici.

Chiediamo infine che le lotte studentesche vengano non derise, ma meno superficialmente ascoltate e interpretate non con il solo fine universitario, ma come lotte di una società del futuro che cerca di affermarsi.

Con tale speranza auguro a tutte e tutti un buon anno accademico.

 

I commenti sono chiusi